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TABU'

  

da venerdì 9 a domenica 11 Novembre

Compagnia La Contemporanea

MARIO MATTIA GIORGETTI - ROSARIA CARLI

TABÙ- LA COPPIA SCOPPIA, OVVERO, LUI, LEI E IO N'ESCO

spettacolo ioneschiano di Mario Mattia Giorgetti

regia di Mario Mattia Giorgetti

Nota sullo spettacolo.
Qual è il senso di questa proposta teatrale? Semplice: dimostrare che il teatro di Eugène Ionesco si fonda in prevalenza su una struttura essenziale: la coppia, cioè un lui e una lei che si alimentano di luoghi comuni, che litigano intorno allo stesso argomento per anni e anni che si “riconoscono” perché hanno delle coordinate in comune: città, via, appartamento, letto, figlia, che aspirano ad essere qualcuno, che evocano ricordi e così via. Una vita ovvia, logora, perché ovvio e logoro è il loro immaginario. Vivono inconsapevoli una tragedia: la tragedia del limguaggio, del loro linguaggio, fatto di cascami, frasi fatte, di concetti stereotipati.
Sono cosi perché la Società in cui vivono produce questa cultura, questo immaginario? Oppure la Società è così perché la coppia – nucleo basilare da cui si forma, insieme ad altre coppie, il mosaico della Società – genera questo tipo di Società? Al di là di questi interrogativi, la funzione della coppia nel teatro ioneschiano, che l’autore stesso critica e ridicolizza col gusto tipico del “patafisico”, è quella di determinare il dialogo entro cui “annidare” i mali del nostro tempo.
Abbiamo scelto questi argomenti di teatro perché nel loro insieme ci danno un percoso molto vicino a Beckett, in cui lo spazio vitale ed esistenziale, intorno a quei “personaggi” si restringe sempre più fino ad inchiodarli in un punto, su una sedia o poltrona o letto o tomba.
Quattro episodi, quattro storie di coppie raccolte in una sola coppia, scandiscono il tempo della nostra esistenza, il tempo della primavera, dell’estate, dell’autunno e dell’inverno.
Questo “gioco” della vita a due si snoda su una simbolica e prospettica scacchiera, popolata di sedie, panchine, poltrone: pedine su cui poggiano le nostre mosse. Un’amara parabola, intrisa d’ironia, di grottesco, di assurdo, che riguarda il nostro modo di essere.
Una riflessione sul valore del tempo, dei rapporti, del comunicare, del proprio esistere.
Mario Mattia Giorgetti

Attraverso il teatro, Ionesco si interroga sulla vita e sulla morte, esplora il reale. Il teatro è catabasi, è discesa nell'Inferno: l'inferno del suo "io", ossessionato dal doppio stato esistenziale: evanescenza e pesantezza, luce e tenebra; l'universo drammatico di Ionesco ha come sfondo un paesaggio onirico, espressione spettacolare dei suoi incubi, dei suoi fantasmi. Due figure mitologiche popolano questo universo:
1 - la donna, madre, moglie, sorella o amante, possiede una sensualità che allo stesso tempo affascina e      disgusta, il nido che offre è una prigione della coscienza e obbliga l'uomo alla rassegnazione, perché      deve accettare tutti i limiti e rinnegare la speranza.
2 - il poliziotto, emblema dell'autorità: padre, professore, medico-psicanalista, anch'egli impone una      rinuncia.
Ma il mondo è anche stupendo e accanto alle immagini di atrocità si fanno spazio quelle di grazia, pervase di luce e di natura.
Il protagonista oscilla tra i due mondi, non trova un equilibrio e perciò tenta di evadere, ma inutilmente, perché fallisce sempre e risulta vittima.
Il teatro di Ionesco è violento e crudele, perché non edulcora la realtà, né offre concetti o idee nuove: si tratta semplicemente di una trasposizione, del racconto della condizione e del destino umani.
Tutto ciò implica, naturalmente, una rivoluzione della drammaturgia tradizionale, essendo l'azione non più un intrigo, ma una situazione complessa e conflittuale senza soluzione. I personaggi non sono eroi in senso classico, ma "tipi" senza psicologia, che parlano per formule convenzionali, per clichés e luoghi comuni: sono uomini vuoti.
Il teatro ioneschiano è certamente figlio del Novecento: le sue strutture, così antiteatrali e anticonvenzionali, sono da collegarsi con le esperienze artistiche del Dada e del Surrealismo per il gusto per la provocazione beffarda e polemica. Il nonsense, però, non si estingue in mero gioco, ma cela una critica ben più profonda: al conformismo e alla banalità in primo luogo.
Oggetto delle pièces di Ionesco è l'uomo nel suo problematico e conflittuale rapporto col mondo, che minaccia di opprimere la sua spiritualità e individualità.
L'evasione porta sempre al nulla, al banale, e l'unica soluzione è accettare la vita nella sua contraddittorietà: nei suoi elementi alienanti come nei suoi autentici valori.
Tema ricorrente nelle sue opere e che lo accomuna a Beckett, Adamov o Genet è la solitudine come condizione umana. Gli uomini ioneschiani sono soli nella folla, e ciò li rende ancora più tragici, ancora più assurdi dei vagabondi beckettiani; sono borghesi inariditi e allucinati dalla solitudine, non riescono a comunicare, si illudono di esprimere il proprio dramma, ma i clichés e i luoghi comuni indicano la vuotezza interiore. Le loro vite sono sopraffatte dal materialismo soffocante di una realtà che li aliena, e ogni tentativo di opposizione si conclude con il fallimento.
È questo il sentimento globale: rendersi conto di non aver reso possibile ciò che avrebbe dovuto essere, e vivere in un presente che non ha saputo essere.

 

Orari degli spettacoli
ore 21
domenica ore 16

durata
2 ore compreso l'intervallo
 
Turni di abbonamento
Venerdì 23 Turno A
Sabato 24 Turno B
Domenica 25 Turno C                                                   

Compreso nell’abbonamento
ORO
 

Prezzi dei biglietti                                                                                                       
da  €  10,00  a  €  20,00                                                                                            
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