edith piaf and marcel cerdan cop

  • Compagnia Teatroaperto/Teatro Dehon

    ALDO SASSI e FEDERICA TABORI

    MON BEL AMOUR
    La storia di Edith Piaf e Marcel Cerdan


    di Sandro Toni
    scene Fabio Sottili
    costumi Renata Fiorentini
    disegno luci Poppy Marcolin
    regia Piero Ferrarini
    aiuto regia Eros Pascale





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    Teatro Dehon 051.342934
    Via Libia, 59 Bologna

  • Alle tre del 28 ottobre del 1949 il Lockheed Constellation dell'Air France decollato da Orly, destinazione New York, si schiantò sul monte Redondo, isola di São Miguel nell'arcipelago delle Azzorre. Fra i quarantotto passeggeri Marcel Cerdan, trentatre anni, pugile di origini algerine. Era atteso da una donna, Edith Piaf, una delle grandi voci del ventesimo secolo, e sul ring del Madison Square Garden da Jake La Motta, figlio violento di un emigrato siciliano, detentore del titolo mondiale dei pesi medi.
    Marcel Cerdan era legato sentimentalmente a Edith Piaf da più d'un anno, avendo raccolto tutte assieme, come un rassicurante analgesico, la celebrità del personaggio e le delusioni, le fragilità e le cadute affettive di una donna segnata da un'infanzia trascorsa in un bordello gestito dalla nonna paterna, da un fisico minuto esposto a malanni e contrarietà e da sofferte avventure di cuore.
    Alla notizia della morte di Marcel, Edith gli rivolse l'Hymne à l'amour, insieme elegia, preghiera e testamento, mai dimenticando in futuro, pure tra amori giovani e fortunati, l'uomo che aveva rappresentato un'ancora di sicurezza in una vita lacerata da incertezze e da fantasmi. "Passerotto" di Francia, Edith sarebbe morta quattordici anni dopo Marcel.

    NOTA DI REGIA
    di Piero Ferrarini
    L'iconica, indimenticabile vocalità di Edith Piaf, trasfigurata dal mito della sua stessa immagine, ricapitola agli occhi dell'oggi la narrazione di tre secoli di Francia; dalla grandeur coloniale ottocentesca, riecheggiante nei simboli corruschi della sua forza d'espansione (e segnatamente nelle romantiche figure di avventurieri e soldati della Legione Straniera, così ricorrenti nella vita e nell'Arte della môme di Belleville), sino agli albori di quegli anni '60 del novecento che conservano ormai solo un ricordo dei passati splendori, varcando i flutti del Secolo Breve in guisa di tragica polena di un battello, sul quale lo sfascio del sartiame e della chiglia contrastano ironicamente con la lucentezza degli ottoni. (Continua a leggere)

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