Stasera arsenico! archivio

   

DEBUTTO: 25 OTTOBRE 2012 - TEATRO DEHON - BOLOGNA

di Carlo Terron

regia di Mario Mattia Giorgetti
scene e costumi Tiziana Gagliardi
musiche Jaqueline Perrotin

interpreti: GUIDO FERRARINI - ALIDA PIERSANTI

Lo stesso titolo dell'opera solleva dubbi, domande. Per chi? Per il pubblico? Per gli stessi personaggi? Oppure arsenico per tutti? Carlo Terron ama creare scompiglio tra personaggi e pubblico. Ama risvegliare la responsabilità di ciascuno di noi verso i valori della vita, dell'amore, del sociale. Ama ricorrere a situazioni trasgressive, al limite del grottesco, per sviluppare il suo teatro critico, satirico, d'indagine, di approfondimento dei comportamenti (e delle contraddizioni) umani. Per far ciò Terron ricorre al nucleo principale su cui si fonda la famiglia, la società: la coppia da cui si dipartono gioie e dolori, amori e odi. Un lui e una lei a confronto: una lotta di vita e morte. È la situazione che s'incontra in questo testo "Stasera, Arsenico".
Una coppia, apparentemente felice, vive un "inferno" strindberghiano. Bice e Lorenzo, lei, donna concreta, dedita agli affari, ninfomane, - gestisce una impresa di pompe funebri -; lui, intellettuale, amante dei libri, delle introspezioni, approdato all'impotenza sessuale per i continui attacchi di lei, partecipa alla gestione dell'impresa; essi sono personaggi simbolo, riflettono una situazione-limite, ma abbastanza comune. Decidono, alle feste comandate, di dare spazio alla loro trasgressione immaginifica nella speranza di trovare degli stimoli erotici, di ritrovare la "voglia" di un tempo. In questo gioco, convenuto, emergono verità crudeli, desideri inconfessabili, spaccati di vita violentata, repressa, negata, a beneficio di squallide opportunità. I personaggi, consapevoli del rito che compiono verso un probabile sussulto d'amore, in realtà desiderano anche l'autodistruzione, la morte; desiderano uscire da questa prigione delle convenzioni, dalla loro solitudine nascosta dietro il gioco dell'apparenza. Bice e Lorenzo sono consapevoli delle rispettive personalità opposte, ma, nonostante ciò, non riescono a separarsi. Continuano a restare prigionieri della gabbia invisibile di un’educazione borghese.

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